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dic 152014
 

Distanze

 

Per crescere, per far evolvere la nostra personalità, la vita ci costringe più e più volte nel suo corso a sciogliere legami, a distaccarci da persone, cose e luoghi cari, ad abbandonare parti di noi stessi che non possono essere conservate.

La nostra stessa vita inizia con una separazione, che avviene apparentamente in poche ore ma che dura in realtà per parecchi anni: il lungo tempo necessario al bambino per costruire l’autonomia fisica e la coscienza di una individualità a se stante.

La natura ci ha dotato di strumenti formidabili per difenderci dai pericoli fisici e dal senso di angoscia cui andiamo incontro e che potrebbero annientarci nel corso del nostro primo distacco: la voce, lo sguardo, i gesti, gli spostamenti esistono proprio per eliminare la distanza o per ricreare, pur nella distanza, quel legame rassicurante con l’altro che all’inizio della vita è stato il garante della stessa sopravvivenza.

L’essere umano, forse proprio a causa della sua lunga gestazione, ha potenziato e amplificato moltissimo le sue capacità naturali di comunicazione: a quale desiderio primario rispondono infatti le più sofisticate tecnologie (telefono, fax, intenet, televisione interattiva), se non a quello, inesauribile, di colmare le separazioni fra gli individui, di ristabilire, anche ad enormi distanze, l’impressione di essere ancora vicini, ancora in quella completa disposizione dell’altro che un tempo abbiamo tutti provato in modo completo e totalmente appagante?

Nell’ambito della psicomotricità relazionale l’area simbolica che riguarda il tema della distanziazione viene rappresentata dalla FORMA della CORDA.

Nel gioco psicomotorio usiamo corde di diversa lunghezza, spessore e colore.

I bambini, giocando con le corde, esprimono il loro vissuto del distacco, ancora in corso, dalla madre e dall’ambito familiare: la necessità di misurare la distanza per renderla sopportabile e vivibile; la possibilità di legare a sé persone e cose e portarle in giro al guinzaglio per poter conquistare lo spazio senza perdere gli affetti e le sicurezze; il coraggio e la sfida dello sciogliere il legame celebrando la gioia del correre lontano, nella libertà.

Esprimono anche le loro difficoltà: ci sono bambini che rifiutano di giocare con le corde e non ne sopportano neanche la vista, le gettano via o le rifuggono esprimendo l’angoscia insopportabile generata in loro dalla sola idea del distacco.

Ricordo un bambino dalla famiglia multiproblematica, affidato di volta in volta a conoscenti e ad estranei in modo discontinuo e disordinato, che infilava il capo di una corda sotto ai materassi, ai cuscini e ai cubi di gomma piuma, poi tirava la corda e assisteva sconsolatamente all’evidenza che la corda tornava sempre a lui senza nulla che la trattenesse dall’altra parte.

Egli stava anche per un’ora tenendo uno dei due capi della corda in mano (il suo capo) e verificando ancora e ancora, a livello simbolico, che nessun adulto affidabile si faceva carico dell’altro capo della relazione.

E’ in questi momenti che la psicomotricità diventa formativa e terapeutica: dopo aver letto i significati del gioco, lo/la psicomotricista interviene creando la possibilità di una risoluzione positiva.

In questo caso, potrebbe prendere il capo libero della corda, materializzando per il bambino la possibilità della presenza di un adulto affidabile, proporre un gioco di avvicinamenti e allontanamenti attraverso la tensione della corda per far sentire al bambino la forza del legame, lasciare e riprendere il capo della corda per esorcizzare la paura dell’abbandono… e molti altri giochi ancora.

La corda, simbolo del legame e del collegamento, è, non a caso l’oggetto preferito dai bambini che presentano disturbi del linguaggio.

L’essere umano non può parlare, e parlare correttamente, se l’oparazione mentale del legare è disturbata da un vissuto emotivo sofferente e disarmonico riguardo all’affidabilità dei legami (degli affetti) nella distanza. La corda diventa così anche il principale strumento per la cura (ludica) di questo tipo di disagio o di patologia.

Gli adulti, in sede psicomotoria, giocano con la corda con la stessa simbolica dei bambini ma le modalità per stabilire o rompere legami sono, presso l’adulto, di maggiore complessità.

I giochi degli adulti sono quindi più variegati e di lettura più difficile: proprio per questo è prevista una fase di parola durante la quale ogni persona, aiutata dalle domande dello/a psicomotricista e di tutto il gruppo dei partecipanti, riesce a dare, in prima persona, la lettura dei significati dei propri giochi.