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dic 152014
 

L’educazione motoria a scuola

 

Dopo una prima fase di totale diffidenza delle istituzioni educative verso la psicomotricità, con cambiamento abbastanza repentino, all’interno di asili nido e scuole materne, a volte anche nelle scuole elementari, i genitori si sono visti proporre attività psicomotorie per i loro figli, comprese nel programma e nell’orario istituzionale.

Se però cerchiamo di capire di cosa si tratti (posso parlare a ragion veduta, perché mi occupo di aggiornamenti e sono consulente di diversi Comuni per l’aggiornamento del personale educativo), ci troviamo spesso di fronte a bambini che giocano in modo più o meno disordinato nell’atrio di asili e scuole o che dispongono effettivamente di uno spazio dedicato al movimento, ma non dispongono di personale sufficientemente formato.

Una volta si parlava di educazione fisica, che tutt’ora ha le sue regole e le sue competenze, insegnate con un curriculum di studi ben definito (Istituto Superiore di Educazione Fisica) e che, se correttamente usata, ha senz’altro un suo spazio di tutta legittimità nell’educazione.

Ma, evidentemente, l’abitudine alle mode è più forte (e, in questo caso, più comoda) della necessità di definire i diversi settori dell’educazione e la formazione del personale, così ci troviamo di fronte a questa realtà: i genitori si sentono allettati da una parola nuova, difficile e un pò esotica e i bambini non possono usufruire né di una vera educazione fisica né di una vera psicomotricità.

Esistono, ovviamente, educatrici e insegnanti che, di propria iniziativa e a proprie spese, hanno intrepreso la formazione psicomotoria ed hanno quindi tutta la competenza necessaria, ma sono rare, perché questa formazione è lunga e impegnativa, sia a livello personale che materiale (tempi e costi).

Un decreto del Ministero della Sanità (17/01/1997, N°56) ha stabilito, finalmente!, una definizione della psicomotricità e della figura professionale che è abilitata a praticarla, e anche se non corrisponde pienamente alle aspettative che da vent’anni gli psicomotricisti riservavano a questa legislazione, speriamo possa portare almeno un pò di chiarezza.

Ci aspettiamo dunque, sia da parte di chi è preposto alla programmazione educativa a livello istituzionale, sia dalla capacità di vigilanza dei genitori, una maggiore attenzione per i termini e per i contenuti delle attività offerte ai bambini.

Penso che esista la necessità e la possibilità che il personale educativo venga seriamente formato per attuare una corretta e valida educazione motoria a tutti i livelli della scuola della prima infanzia e dell’infanzia, lasciando agli psicomotricisti professionisti una disciplina che prevede spazi e attrezzature prprie e indispensabili, oltre ad una competenza riguardo ai significati profondi del gioco simbolico e alla loro lettura.

Concetti che, se non conosciuti o conosciuti superficialmente, possono anche far diventare l’attività più negativa che positiva per i bambini.

Ricordo che il metodo psicomotorio, in attesa di indicazioni statali circa il curriculum formativo, si acquisisce attualmente in Italia presso le diverse scuole private di durata triennale o quadriennale.