049 700944
344 1030944 per i bambini
348 6704862 per gli adulti
dic 152014
 

l’albero della vita

Simbolo di potere e di aggressione, ma anche di sostegno, di stabilità e di forza vitale, la FORMA – BASTONE (asta, palo, tronco) viene affidata, nel gioco psicomotorio, a tubi di cartone di recupero (vengono usati dai produttori di tessuti per arrotolarvi le stoffe), oppure da tubi di gommapiuma colorata, meno pericolosi dei bastoni di legno normalmente in dotazione nelle palestre sportive.

E’ l’oggetto che viene usato nel gioco per affermare fortemente la propria personalità rivendicandola di fronte all’onnipotenza dell’adulto, se chi gioca è un bambino, di chi ha più potere o delle proprie coercizioni interiori (Super-io) se chi gioca è un adulto.

Aggredire lo psicomotricista con il bastone, ingaggiare con esso duelli, trafugare il bastone di sua proprietà sono giochi che mettono alla prova i poteri contrapposti di chi è già adulto e di chi lo sta diventando ed evidenziano la capacità già acquisita di accettare il distacco, la necessaria opposizione richiesta dalla crescita e la forza per sopportare il relativo senso di colpa, la gioia di sentirsi grandi, liberi e autosufficienti.

Le persone (bambini o adulti) che non riescono ad esprimere giochi di questo tipo soffrono spesso di un eccesso di dipendenza nei confronti delle figure genitoriali o delle regole morali.

Non essere in grado di fare o addirittura rifiutare questi giochi anche quando vengano fatti da altri, può anche evidenziare una tale quantità di rabbia repressa e negata nei confronti dell’adulto o di coloro che dtengono un potere coercitivo, da rendere insopportabile la paura di poter esprimere in misura incontrollabile la propria stessa violenza.

E’ spesso il caso delle persone che cercano di interrompere e fermare i duelli e i giochi di aggressione altrui, anche quando i duellanti stanno palesemente divertendosi nello scherzo della finzione.

Le valenze rassicuranti del bastone: sostegno, perno, albero della vita, vengono, d’altro canto, espresse in tutti quei giochi nei quali l’oggetto serve come materiale solidificante e affidabile con cui costruire rifugi o case (di stoffa, di carta, di cartone) oppure diventa palo della cuccagna, albero di barche e navi, asta di bandiera.

A volte diventa albero vero e proprio.

Negli incontri di psicomotricità con gli adulti, si assiste spesso a danze spontanee che coinvolgono tutto il gruppo dei partecipanti e che si sviluppano in senso circolare attorno ad un bastone/tubo/palo posto verticalmente al centro dello spazio.

Sono sempre danze dal ritmo cadenzato e ripetitivo ma, lungi dal sommergere il gruppo nella trans allucinatoria che spesso è tipica della regolarità ritmica, lancia al contrario i partecipanti in un crescendo di allegria che individua questo gioco come rito di celebrazione della vita e della vitalità.

Sia per gli adulti che per il bambini il bastone contiene valenze simboliche di ordine sessuale: viene messo fra le gambe e usato manifestamente come fallo eretto o, più nascostamente, come cavallo o scopa della strega.

Anche la valenza sessuale contiene i significati di forza vitale ed energia riproduttiva: ecco allora giochi in cui il bastone diventa bacchetta magica capace di rimodellare il mondo o, più prosaicamente, pompa per annaffiare i fiori.

In una delle figure rupestri più antiche della storia dell’arte (Gobustan, Azerbaigian – Neolitico, V millennio a.C.) sono incise sulla pietra le effigi di un uomo e di una donna, progenitori ancestrali.

I loro corpi sono del tutto realistici ma gli organi sessuali sono raffigurati in forma simbolica e in particolare l’organo sessuale maschile è rappresentato sotto forma di alberello.

L’uomo è in piedi, con le gambe divaricate; l’albero si sviluppa a partire dal pube (come se avesse lì le sue radici) verso il basso (i rami toccano terra).

Dice Emmanuel Anati, studioso di queste antichissime forme d’arte rupestre: “Il linguaggio visuale dei cacciatori arcaici è un linguaggio universale, che non solo ha sistemi di rappresentazione e modalità di stile molto simili in varie parti del mondo, ma presenta anche associazioni di figure e di simboli derivanti da una medesima logica, indice di uno stesso modo di pensare e di esprimersi” (Le scienze n.354, pag.54).

Il linguaggio primario, che usiamo in psicomotricità relazionale, affonda le sue radici nella stessa matrice simbolica universale usata dall’antico incisore dell’Azerbaigian: l’albero, diritto o rovesciato è infatti un simbolo presente in tutte le civiltà del mondo e sta da sempre a significare la conquista da parte dell’umanità della stazione eretta, della coscienza e dell’elevazione spirituale.

Perno del mondo, è il garante di quella saldezza che con la sua immobilità centrale permette il moto circolare delle stagioni e dei cicli della vita.

La cavità interna al suo tronco è il canale che permette all’essere umano, abitante della Terra, di scendere negli Inferi e di salire al Cielo.

Permette, in altri termini, all’essere umano, di scandagliare le profondità del proprio inconscio, di elevare la propria spiritualità e di creare una sinergia fra queste due opposte/complementari dimensioni interiori.

 

INTERMEZZO

 

       Nei precedenti articoli apparsi su Biolcalenda, ho cercato di esporre alcuni principi base della psicomotricità relazionale, il suo contesto e gli oggetti simbolici che vi si usano. Mi farebbe piacere se questa esposizione avesse fatto nascere delle curiosità, degli interrogativi e anche, perché no?, dei rifiuti e se qualcuno avesse voglia di scrivermi, alla redazione della rivista Biolcalenda.

       Negli articoli successivi intendo raccontare alcuni percorsi psicomotori di bambini e adulti (nel massimo rispetto della privatezza di ognuno) e delle applicazioni della psicomotricità nei vari settori sociali. Questa volta, scrivo un intermezzo.